Alessandra Favaro Psicologa Psicoterapeuta a Montebelluna

Restare insieme per i figli li protegge davvero?

“Se fossimo solo noi due, probabilmente me ne sarei già andata. Ma ci sono i bambini.” È una frase che può comparire quando una coppia è in crisi da tempo. La comunicazione è diventata difficile, l’intimità si è impoverita, forse ci si sente soprattutto genitori e organizzatori della quotidianità. Eppure separarsi sembra impensabile. “Non voglio...

“Se fossimo solo noi due, probabilmente me ne sarei già andata. Ma ci sono i bambini.”

È una frase che può comparire quando una coppia è in crisi da tempo.

La comunicazione è diventata difficile, l’intimità si è impoverita, forse ci si sente soprattutto genitori e organizzatori della quotidianità. Eppure separarsi sembra impensabile.

“Non voglio distruggere la famiglia.”
“I miei figli soffrirebbero per colpa mia.”
“Posso resistere ancora qualche anno, almeno finché saranno più grandi.”

Quando diventiamo genitori, le nostre scelte non riguardano più soltanto noi. Sapere che una decisione potrebbe far soffrire i propri figli può diventare uno degli aspetti più dolorosi di una crisi di coppia.

Ma forse la domanda “devo restare o devo separarmi?” arriva troppo presto.

Prima potremmo chiederci:

Che cosa significa, per me, proteggere i miei figli?

“Non voglio distruggere la famiglia”

Immaginiamo una coppia con due figli. Da anni i partner parlano quasi esclusivamente di scuola, sport, spesa, orari, vacanze. Non litigano nemmeno molto. Semplicemente, hanno progressivamente smesso di incontrarsi come coppia.

Uno dei due comincia a pensare alla separazione.

L’altro risponde:

“Non puoi fare questo ai bambini.”

A quel punto separarsi non significa più soltanto lasciare il partner. Significa rischiare di diventare la persona che ha distrutto la famiglia.

Ma che cosa intendiamo per famiglia?

Una casa nella quale tutti continuano ad abitare? Due genitori che rimangono una coppia? La continuità delle abitudini? Oppure un insieme di relazioni nelle quali ciascuno possa continuare a sentirsi amato e sufficientemente al sicuro?

Non sono necessariamente la stessa cosa.

I figli soffriranno?

Una separazione può certamente far soffrire. Può portare tristezza, rabbia, paura, nostalgia e cambiamenti importanti.

Forse però proteggere un figlio non significa garantirgli che non incontrerà mai il dolore. Significa aiutarlo ad attraversare ciò che accade senza lasciarlo solo nel tentativo di comprenderlo e, soprattutto, senza chiedergli di scegliere, consolare, giudicare o diventare il custode della relazione tra i genitori.

La domanda allora può diventare:

“Che esperienza delle relazioni sta facendo nostro figlio mentre noi restiamo insieme?”

Perché anche restare è una scelta.

E quando diciamo “rimango per i figli” può essere utile domandarci che cosa stiamo cercando di proteggere: soltanto loro oppure anche noi stessi?

La paura della solitudine. Le conseguenze economiche. Il giudizio delle famiglie. La possibilità di vedere meno i propri figli. Il fallimento di un progetto nel quale avevamo creduto. La colpa di essere colui o colei che decide di interromperlo.

Riconoscere queste paure non significa sminuirle. Significa poterle guardare.

Ma allora è meglio separarsi?

Non necessariamente.

Una coppia in crisi non è necessariamente una coppia finita.

La crisi può diventare l’occasione per parlare finalmente di ciò che per molto tempo è rimasto fuori: solitudine, bisogni diversi, sessualità, risentimenti, ruoli diventati troppo rigidi, cambiamenti avvenuti dopo la nascita dei figli.

A volte due persone scoprono di volersi scegliere nuovamente, magari costruendo una relazione diversa da quella che avevano prima.

Altre volte comprendono che continuare insieme richiederebbe a uno o a entrambi di rinunciare a parti importanti di sé.

E altre volte ancora non lo sanno.

Anche non sapere può essere un punto da cui partire.

Responsabilità non significa colpa

Se sono io a pronunciare per primo la parola separazione, sono anche il colpevole della sofferenza dei miei figli?

Essere responsabili di una scelta non significa necessariamente essere colpevoli di tutto ciò che quella scelta comporterà.

Possiamo provare invece a riconoscere ciò che desideriamo, ciò che non riusciamo più a sostenere e le conseguenze delle nostre decisioni, senza aver bisogno di trasformare noi stessi o l’altro nel colpevole.

E senza affidare ai figli il peso della scelta:

Rimango per te.
Sopporto per te.
Ho rinunciato per te.

I figli non hanno il compito di decidere se i genitori debbano restare insieme. Hanno bisogno, per quanto possibile, di poter continuare a essere figli.

Forse la domanda è un’altra

La terapia di coppia non dovrebbe convincere due persone a rimanere insieme, né accompagnarle automaticamente verso una separazione.

Può aiutare a distinguere la relazione di coppia da quella genitoriale, il desiderio dalla paura, la responsabilità dalla colpa, ciò che vogliamo proteggere da ciò che temiamo di perdere.

E allora la domanda iniziale può trasformarsi:

“Quale modo di affrontare questa crisi ci permette di continuare a prenderci cura dei nostri figli senza chiedere loro di portare il peso delle nostre scelte?”

Restare insieme non significa necessariamente aver salvato una coppia.
Separarsi non significa necessariamente averla fallita.
La possibilità è riuscire a scegliere, invece di sentirsi costretti a restare o ad andare via.

E scegliere può significare anche scegliersi di nuovo.

Ti ritrovi in queste domande?

Se restare, separarvi o provare ancora sembrano possibilità tutte difficili, non è necessario arrivare al primo incontro avendo già deciso.

Possiamo partire proprio da ciò che sta accadendo.

[RICHIEDI UN PRIMO COLLOQUIO]

Si può tornare a vivere dopo la morte di un figlio?

Si può tornare a vivere dopo la morte di un figlio?

La morte di un figlio cambia profondamente il modo di guardare alla vita. Come attraversare il dolore, il senso di colpa e la paura di dimenticare, senza rinunciare alla possibilità di continuare a vivere?

Blog & News

Ottobre 8, 2026

Perché ho paura che mi venga di nuovo un attacco di panico?

Perché ho paura che mi venga di nuovo un attacco di panico?

“La cosa peggiore è che adesso ho paura che succeda di nuovo.” Dopo un attacco di panico può accadere qualcosa di particolare: l’episodio finisce, ma rimane l’attesa che possa ripetersi. Immaginiamo una persona che abbia avuto un attacco mentre guidava in autostrada. Prima guidava senza pensarci. Ora, appena entra, comincia ad ascoltare il proprio corpo.

Blog & News

Settembre 26, 2026

Alessandra Favaro
Panoramica privacy

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito trovi più interessanti e utili.