“La cosa peggiore è che adesso ho paura che succeda di nuovo.”
Dopo un attacco di panico può accadere qualcosa di particolare: l’episodio finisce, ma rimane l’attesa che possa ripetersi.
Immaginiamo una persona che abbia avuto un attacco mentre guidava in autostrada. Prima guidava senza pensarci. Ora, appena entra, comincia ad ascoltare il proprio corpo.
Il cuore sta battendo normalmente? Mi gira un po’ la testa? E se mi venisse proprio qui? Dove potrei fermarmi?
Una piccola accelerazione del battito, che prima sarebbe passata inosservata, diventa un segnale:
“Sta ricominciando.”
Quando la paura comincia a restringere la vita
È comprensibile cercare di proteggersi.
Si evita l’autostrada. Si preferisce essere accompagnati. Si controlla dove si trova l’uscita. Si rinuncia a un viaggio se sembra troppo rischioso.
Sono soluzioni che nell’immediato rassicurano.
Ma, poco alla volta, può accadere che non stiamo più soltanto cercando di evitare un attacco: cominciamo a organizzare la nostra vita intorno alla possibilità che possa arrivare.
Ed è proprio ciò che temiamo possa accadere a orientare sempre di più quello che facciamo.
Perché proprio adesso?
In terapia mi interessa certamente sapere come si manifesta il panico, ma anche allargare lo sguardo.
Quando è iniziato? Che cosa stava accadendo nella vita della persona? In quali situazioni compare più facilmente? Quando invece non compare? Che cosa teme possa succedere?
Il corpo non è separato dalla persona che lo abita.
Quel corpo appartiene a qualcuno che sta vivendo un particolare momento della propria vita, dentro relazioni, cambiamenti, paure e possibilità.
Per questo non cercherei soltanto di eliminare il sintomo, ma di comprenderlo dentro la vita nella quale è comparso.
E se succedesse ancora?
Forse il cambiamento non consiste nel riuscire finalmente a garantirsi:
“Non mi succederà più.”
Può iniziare quando diventa possibile pensare:
“Non so se succederà ancora, ma non voglio che la paura che possa accadere decida al posto mio.”
In terapia si può allora provare, gradualmente, a recuperare gli spazi che la paura ha occupato e a fare esperienze nuove, senza trasformarle in prove di coraggio.
A volte il problema non è più soltanto la paura. È quanto spazio della nostra vita siamo costretti a lasciarle per sentirci al sicuro.
Ti ritrovi in questa esperienza?
Se la paura di stare male ha cominciato a condizionare luoghi, spostamenti o scelte, possiamo partire proprio da ciò che temi possa accadere.