“Non mi sento mai abbastanza.”
Abbastanza bravo.
Abbastanza interessante.
Abbastanza competente.
Abbastanza bello.
Abbastanza sicuro di sé.
È un’espressione molto comune, ma può assumere forme sorprendentemente diverse.
C’è chi, non sentendosi abbastanza, cerca di occupare meno spazio possibile.
E c’è chi, per la stessa ragione, sente di doverne occupare moltissimo.
Uno abbassa lo sguardo.
L’altro alza la voce.
E forse, qualche volta, stanno cercando di proteggere qualcosa di molto simile.
“Meglio non espormi troppo”
Immaginiamo una giovane donna durante una riunione di lavoro.
Ha un’idea. Le sembra anche buona.
Sta per intervenire, poi qualcuno parla prima di lei.
Pensa:
“Forse è una banalità.”
Rimane in silenzio.
Poco dopo un collega propone quasi la stessa cosa e tutti la trovano interessante.
Lei si arrabbia con se stessa:
“Ecco, come sempre. Perché non parlo?”
La volta successiva vorrebbe essere più sicura, ma anticipa nuovamente il giudizio degli altri.
E torna a proteggersi.
Tenere un profilo basso ha un vantaggio: se non mi espongo, è più difficile che qualcuno possa scoprire che non sono all’altezza.
Il prezzo, però, è che diventa altrettanto difficile fare esperienza del contrario.
Ma possiamo proteggerci anche facendo l’opposto
Immaginiamo ora un uomo che durante una conversazione abbia continuamente bisogno di precisare ciò che sa.
Corregge gli altri. Racconta i propri risultati. Fa fatica a dire “non lo so”. Se qualcuno mette in discussione una sua idea, sente immediatamente il bisogno di dimostrare che ha ragione.
Da fuori potrebbe apparire molto sicuro di sé. Forse persino presuntuoso.
E può esserlo.
Ma essere presuntuosi e sentirsi profondamente sicuri del proprio valore non sono necessariamente la stessa cosa.
Qualche volta il bisogno di mostrarsi competente serve proprio a tenere lontana una possibilità molto più difficile:
“E se gli altri scoprissero che non valgo quanto pensano?”
Nel primo caso la protezione è:
“Non farmi vedere troppo.”
Nel secondo:
“Devo fare in modo che mi vedano come voglio essere visto.”
Due strategie quasi opposte che possono rispondere alla stessa anticipazione.
Non siamo sempre gli stessi
E poi c’è un aspetto ancora più interessante.
La stessa persona può comportarsi in entrambi i modi.
Con qualcuno può sentirsi piccola, cercare approvazione, evitare di contraddire.
Con qualcun altro può diventare competitiva, rigida, giudicante.
Al lavoro può non osare chiedere un aumento e, tornata a casa, avere bisogno di avere ragione su tutto.
Per questo forse la domanda “Ho una bassa autostima?” qualche volta dice troppo poco.
Mi interessano di più domande come:
Con chi mi sento non abbastanza?
Che cosa temo che quella persona possa vedere di me?
Che cosa faccio per impedirlo?
E che cosa accade quando invece mi sento sufficientemente al sicuro?
Il nostro modo di vedere noi stessi non vive nel vuoto. Prende forma anche nelle relazioni e nei contesti che attraversiamo.
“Devo dimostrare che valgo”
C’è una trappola particolare nel tentativo di risolvere il senso di inadeguatezza attraverso i risultati.
Quando avrò quel lavoro mi sentirò finalmente arrivato.
Quando guadagnerò abbastanza.
Quando sarò desiderata.
Quando gli altri riconosceranno quello che valgo.
E per un po’ può funzionare.
Il problema è quel “finalmente”.
Perché se ogni risultato deve dimostrare che valiamo abbastanza, nessun risultato può davvero concludere la verifica.
Ce ne servirà un altro.
E poi un altro ancora.
Non stiamo più semplicemente cercando di ottenere qualcosa che desideriamo. Stiamo chiedendo a quel risultato di dirci chi siamo.
E se smettessi di dimostrare?
Potrebbe sembrare liberatorio.
Ma per alcune persone è una prospettiva tutt’altro che rassicurante.
Se non cerco di essere impeccabile, chi sarò?
Se smetto di essere quello competente, quello forte, quella disponibile, quella che non ha bisogno di nessuno, che posto avrò nelle mie relazioni?
A volte ciò che chiamiamo insicurezza non riguarda soltanto una cattiva opinione di noi stessi.
Riguarda il timore di non sapere più come essere qualcuno per gli altri.
Ed è per questo che non basta sempre ripetersi:
“Devo avere più autostima.”
Forse non dobbiamo sentirci sempre abbastanza
C’è anche qualcosa di poco realistico nell’idea di doverci sentire sempre adeguati.
Ci saranno persone più capaci di noi.
Situazioni nelle quali saremo inesperti.
Momenti in cui sbaglieremo, faremo una figuraccia o qualcuno non ci apprezzerà.
La possibilità interessante non è convincerci di essere sempre abbastanza.
È forse diventare un po’ più liberi dalla necessità di dimostrarlo continuamente o di nasconderci per paura che non sia vero.
Potrei non sapere qualcosa e continuare a sentirmi una persona competente.
Potrei ricevere una critica senza diventare improvvisamente incapace.
Potrei incontrare qualcuno più bravo di me senza che questo stabilisca il mio valore.
Potrei persino permettermi di dire:
“Questa cosa non la so.”
Dal giudizio alla curiosità
Quando ci accorgiamo di esserci nuovamente nascosti oppure, al contrario, di aver avuto bisogno di dimostrare qualcosa, possiamo facilmente giudicarci:
“Sono insicuro.”
“Sono arrogante.”
“Sono sempre il solito.”
Forse possiamo provare, almeno per un momento, a sostituire il giudizio con una domanda:
“Che cosa temevo potesse accadere se, in quella situazione, fossi stato semplicemente me stesso senza dovermi nascondere o dimostrare qualcosa?”
La risposta può raccontarci molto più della parola autostima.
A volte ci facciamo piccoli per paura di non essere abbastanza.
Altre volte abbiamo bisogno di diventare grandi perché nessuno possa accorgersi che temiamo la stessa cosa.
Forse sentirsi più sicuri non significa pensare di valere sempre molto.
Significa poter incontrare anche i propri limiti senza sentire che quei limiti raccontino tutto ciò che siamo.
Ti ritrovi in questa domanda?
Se senti di dover continuamente nasconderti, adattarti oppure dimostrare quanto vali, possiamo partire proprio da ciò che accade nelle situazioni in cui essere semplicemente te stesso sembra non essere abbastanza.
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